logo dottoressa psicologa antonella bovino

Adolescenza

L'adolescenza è una fase di sviluppo individuale particolarmente ricca di tratti comportamentali e stati psicologici incerti e contraddittori, con forti tensioni emotive e mutamenti che si verificano a livello fisiologico, psicologico ed interessano l'intera personalità; durante l’adolescenza è in atto una vera e propria riorganizzazione del sé. L’adolescente si trova di fronte una serie di problemi da affrontare : l’acquisizione di una identità sessuale stabile, il riconoscimento del sé corporeo, il distacco dal mondo infantile, la costruzione degli ideali. I cambiamenti che caratterizzano l’adolescenza non coinvolgono solo il giovane che sicuramente è il protagonista ma anche la sua famiglia. L’adolescente ha bisogno del sostegno della sua famiglia per poter superare in modo adeguato questo periodo critico, ma allo stesso tempo, il rapporto con i genitori può risultare difficile perché Viene vissuto come poco soddisfacente, conflittuale, privo di comprensioni. La comunicazione fra genitori e figli adolescenti può diventare allora difficile. Non c'è adolescenza senza problemi anche se nella maggior parte dei casi tali problemi possono essere risolti. adolescenza I problemi che incontra l’adolescente sono sempre in rapporto con il contesto culturale e sociale in cui vive, con le relazioni che egli ha con il suo ambiente e con la sua storia. In questa fase evolutiva forme di disagio sembrano essere inevitabili e sono legate alla molteplicità di compiti evolutivi che l’adolescente è chiamato ad affrontare. Sul piano fisico si impone la necessità di accettare i mutamenti del proprio corpo legati allo sviluppo sessuale, inoltre la percezione del proprio corpo appare condizionata dal confronto con modelli ideali. Tutto ciò può essere vissuto in maniera diversa in base alle informazioni che ognuno possiede, alle aspettative e ai sentimenti provati. I giovani si trovano impreparati da questi mutamenti a cui non sanno dare una corretta spiegazione Sul piano emotivo, l’adolescente si trova a di fronte ad emozioni nuove, spesso , vissute in forma estrema o ambivalente, difficili da gestire e da contenere. Sul piano cognitivo, il passaggio al pensiero formale porta l’adolescente ad essere critico nei confronti della realtà che lo circonda e spesso a trovarsi in contrasto con le idee del mondo adulto. L’’adolescente è inoltre chiamato a mettere alla prova le sue capacità intellettive, in particolare in ambito scolastico, dove eventuali insuccessi o difficoltà di apprendimento possono suscitare calo dell’autostima e sentimenti di auto svalutazione. Sul piano sociale l’adolescente ha due esigenze tra loro contrastanti: da un lato sente il bisogno di essere protetto dalla famiglia d’origine , dall’altro vuole differenziarsi e acquisire autonomia. Il processo di individuazione-separazione secondaria conduce al progressivo distacco dalla famiglia. L'emancipazione dal controllo dei genitori e dalla loro dipendenza emotiva dipende dall'atteggiamento assunto dai genitori stessi durante l'infanzia. Se la famiglia ha abituato il ragazzo ad una certa autonomia è più probabile che l'adolescente sviluppi un atteggiamento di fiducia in se stesso. Al contrario una famiglia autoritaria può più facilmente produrre un adolescente meno equilibrato e propenso al conflitto. Il tipo di rapporto che l’adolescente ha avuto nella sua infanzia con i propri genitori influenza anche il rapporto con i pari. L'adolescente, nel passaggio dal controllo parentale all'autonomia nei valori e nel comportamento, deve liberarsi dal controllo "emotivo" dei genitori. Per raggiungere questo risultato cerca e trova nel "gruppo" un sostegno ed una sicurezza che lo aiutano a vincere queste invisibili barriere emotive di resistenza che spesso i genitori erigono. I genitori ponendo spesso queste "barriere emotive" a livello inconscio, non riescono a comprendere questo atteggiamento e, con comportamenti repressivi, talvolta aumentano le difficoltà. I genitori invece dovrebbero cercare di vivere i naturali conflitti come una normale fase di sviluppo dei figli verso l'autonomia, cedendo via via il controllo in funzione della maturità acquisita dall'adolescente. Il ragazzo abbandona lentamente il concetto di sé costruito sull’opinione dei genitori per sostituirlo ad una considerazione di sé derivata dai giudizi dei coetanei, ove è di fondamentale importanza l’aspetto fisico, l’attrazione sessuale e l’intelligenza. Il gruppo dei coetanei, quindi, assume una funzione molto precisa e fondamentale per lo sviluppo e la crescita individuale; nei coetanei il ragazzo ha modo di riconoscere meglio la propria identità di adolescente, ha una conferma di ciò che egli è per stesso e per gli altri e la possibilità di condividere con loro nuove norme e nuove esperienze. Essere accettato per l’adolescente è un aspetto importante a cui non può far a meno; far parte di un gruppo rafforza la propria autostima. Accanto ai vantaggi dell’appartenere ad un gruppo, si possono intravedere degli aspetti negativi: protetti dal gruppo ci si sente forti e si possono commettere azioni sconsiderate, dettate da sensazioni di onnipotenza, o si possono assumere comportamenti contrari ai propri principi per la paura di contraddire il gruppo e rimanere soli. Tutto ciò successivamente scaturisce in comportamenti devianti. Negli ultimi anni è aumentato considerevolmente lo studio sui comportamenti ad alto rischio dei giovani adolescenti, comportamenti messi in atto da soli o in gruppo, I comportamenti a rischio adolescenziali possono essere considerati dei modi per provare sensazioni nuove e forti, con la componente relativa alla sfida e alla sperimentazione di se. Bisogna sottolineare come i comportamenti a rischio assolvono spesso, a questa età, funzioni ben precise, sebbene siano dannosi dal punto di vista fisico, psichico e sociale, sembrano fornire all’adolescente una via di uscita alle insicurezze e alle incertezze sperimentate in questa fase della vita. Per quanto pericolosi per sé e per gli altri, essi potrebbero venire ricercati perché permettono di raggiungere alcuni obiettivi che sono molto importanti per gli adolescenti quali ad esempio l’affermazione della propria identità e la costruzione di relazioni sociali affettive. Molti ragazzi riescono a raggiungere questi scopi attraverso strade adattive, senza mettere in pericolo il loro benessere fisico, psicologico e sociale, sono, quindi, in grado di gestire le ansie e i problemi della discontinuità senza distruggere il loro senso di unità interiore, altri adolescenti, invece, non trovano altro modo per realizzare questi obiettivi se non attraverso quelli che abbiamo definito comportamenti a rischio. Tra questi giovani non è raro incontrare soggetti che esibiscono comportamenti molto rischiosi per la vita, disturbi più o meno gravi del rapporto con la realtà, isolamento con atteggiamenti antisociali e disturbi del controllo degli impulsi. Talora si evidenziano forti difficoltà a comunicare e a stabilire relazioni affettive, ad esprimere o a comprendere stati emotivi. Si vive in una sorta di deserto emozionale, con elementi residuali di comunicazione interpersonale ridotti all'espressione d’aggressività o sottomissione. Il labile contatto con la realtà, può sfiorare, frequentemente, i disturbi psicopatologici più gravi della serie psicotica. Le fughe in pseudo-realtà inducono spesso atteggiamenti regressivi di grave dipendenza psicologica, con comportamenti, autolesivi, autodistruttivi. La propensione all'aggressività, l'incapacità di gestire i propri impulsi, il vuoto esistenziale, l'incapacità a stabilire e mantenere relazioni affettive stabili, i disturbi ideativi e di rapporto con la realtà, presenti in molti giovani, risultano spesso indistinguibili dai segni e dai sintomi clinici propri o prodromici allo sviluppo di gravi psicopatologie, dai disturbi di personalità alle psicosi schizofreniche, dai disturbi d'ansia alle più gravi distimie.. Da ciò, la necessità di un forte impegno preventivo nei confronti del singolo soggetto, ma anche nei confronti delle famiglie e del contesto scuola, I disturbi più frequenti nell’adolescenza sono:

A tal proposito, riuscire a livello preventivo a contenere i comportamenti a rischio messi in atto dall’adolescente, significa anche cercare di contenere i suoi vissuti di solitudine il suo sentirsi non compreso, o nei casi più preoccupanti, il suo ritenersi “insufficiente” nella vita; solo entrando in contatto con lui attraverso il dialogo, la comprensione, l’ascolto si può evitare che una difficile fase di vita diventi un disturbo psicologico e cronico.